Quali sono gli aspetti principali del sexting?

Prima di individuare gli aspetti principali del sexting definiamo precisamente di cosa si tratta.
Per sexting o cyber prostituzione (inseriti insieme al cyber bullismo tra i cinque cybercrime principali) si intende l’invio e la condivisione di testi, immagini e video sessualmente esplicite.

 

Gli aspetti principali del sexting

 

Quali sono le dinamiche che scatenano fenomeni di sexting?

Fiducia
I giovani (ma non solo!) mostrano una scarsa consapevolezza e un’eccessiva fiducia nell’invio di immagini e video: inviano generalmente contenuti senza considerare che, nel caso in cui un rapporto con l’altra persona dovesse deteriorarsi o rompersi, potrebbero essere diffusi per ripicca.

Pervasività 

Le nuove tecnologie permettono di condividere le foto contemporaneamente a più persone, diffondendole rapidamente sui social.

Persistenza del fenomeno

Il materiale postato in rete riamane disponibile per lungo tempo, nella maggior parte dei casi non può essere più tolto e in molti casi viene anche rimanipolato.

Non consapevolezza

Spesso non si ha la consapevolezza di scambiare materiale che, di fatto, risulta illegale. Nelle teste dei giovani in particolare rimbalzano costantemente sentimenti di inconsapevolezza e consapevolezza. Per approfondire il tema consiglio la lettura del libro di Maria Lombardo Pijola dal titolo “Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa. Storie di bulli, lolite e altri bimbi.”: si tratta di un’inchiesta giornalistica in cui scopriamo le vite di ragazzini che, all’oscuro dei genitori, crescono in luoghi in cui scambi sessuali a pagamento, fumo, droga, bullismo scandiscono il regolare svolgimento delle attività nella totale inconsapevolezza delle loro azioni.

 

La mancanza di un perimetro e la fine dei padri

 

Oltre a comprendere le dinamiche che scatenano il sexting, è fondamentale andare a porre al centro di questi fatti la dimensione famigliare ed educativa, partendo dal presupposto che il problema non è quello tecnologico.

Si avverte, quindi, il bisogno di rifocalizzare alcuni passaggi antropologici, di ritrovare il valore del limite e le competenze relazionali, sociali, personali, individuali e non individualistiche, in modo tale che il perimetro di azione diventi una competenza degli adolescenti e non degli adulti, dei ‘padri’. Questo limite va a creare una ben precisa pedagogia di nuovi stili di vita digitali intesa come senso del confine, della regola, non subita ma assunta.

 

Quello di cui abbiamo bisogno oggi, quindi, non è un controllo ma un auto-limitazione di noi stessi, in modo tale da diventare  più consapevoli delle nostre scelte e azioni.

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DonGio

Giovanni Fasoli, Psicologo clinico e dell’educazione, docente di cyber-coaching, cyber-psicologia, pedagogia e psicopatologia della realtà virtuale all’università IUSVE Venezia

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