Il principio di responsabilità come soluzione ai cybercrime

Truffe online, virus, cyberbulismo e sexting sono temi purtroppo all’ordine del giorno. Come fare per uscire da questo tunnel di criminalità?
Esiste qualcosa che ognuno di noi come educatore, come adulto che abita la Rete può fare?
A mio avviso credo sia necessario lavorare sul principio della responsabilità come soluzione ai cybercrime.

Non possiamo nasconderci dietro a scuse come la mancanza di legislazione se comprendiamo che serve responsabilità come soluzione ai cybercrime

Sono ormai trascorsi più di 25 anni dalla comparsa dei primi virus per PC e da allora la natura delle minacce informatiche è mutata in maniera decisamente marcata. Sino a pochi anni fa infatti, virus e altri programmi maligni venivano utilizzati solo per condurre atti isolati di vandalismo informatico. Al giorno d’oggi, invece, il malware viene concepito quale potente macchina per far soldi illegalmente.

Purtroppo la legislazione tende sempre a rimanere arretrata rispetto ai tempi. Uno dei limiti più gravi risiede nel fatto che essa evidenzia capacità davvero ridotte e circoscritte nel contrastare il fenomeno del cybercrime. 

Ecco quindi perché per superare questi limiti della legislazione è necessario ricorrere con urgenza al principio della responsabilità come soluzione ai cybercrime. Non è possibile attendere o rimanere impassibili sapendo che adolescenti possono incorrere quotidianamente in questi pericoli, giustificandosi dietro al fatto che ‘la legge è di difficile applicazione’ (anche perché le regole esistono e sono molto chiare).

Il ruolo dell’educatore riflessivo 2.0 quindi qual è?

Nell’ambito del principio responsabilità, l’idea di fondo potrebbe essere che la figura dell’ educatore riflessivo 2.0 si ponga esattamente come una figura di mediazione.

Il concetto di responsabilità implica il fatto di doversi mettere in relazione con gli altri e nei social questo avviene attraverso il web. Il compito dell’educatore riflessivo quindi è quello di porsi come una figura di mediazione tra l’adolescente e i social per essere efficace filtro a questi pericoli o per intervenire a supporto dell’adolescente in difficoltà.
Per fare questo è ovviamente necessario conoscere sia le possibilità che offrono questi strumenti sia i rischi che si possono incontrare.
Quanti ne sono realmente a conoscenza?
Quanti professionisti dell’educazione stanno formandosi per diventare un educatore riflessivo 2.0?
Quanti comprendono realmente che è solo l’educazione che permetterà di utilizzare il principio di responsabilità come soluzione ai cybercrime? 

…parliamone!

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DonGio

Giovanni Fasoli, Psicologo clinico e dell’educazione, docente di cyber-coaching, cyber-psicologia, pedagogia e psicopatologia della realtà virtuale all’università IUSVE Venezia

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