Una possibilità possibile?

Educatore riflessivo [oltre il] 2.0

“Una possibilità possibile?”: è la domanda che inaugura i miei interventi per questo sito destinato agli educatori: se l’educatore riflessivo [oltre il] 2.0 è una “possibilità possibile”.

Se nel tempo della generazione-app, della screen-genera-tion, della switch-generation, è possibile la pensabilità di un educatore riflessivo [oltre il] 2.0.

Vale a dire se è possibile la pensabilità di un educatore riflessivo post-digitale, dove [oltre il] 2.0 e post-digitale esprimono l’idea di un educatore che opera nel tempo segnato dalla portata rivoluzionaria del web 2.0 – e del 3.0 alla soglia – mentre da un punto di vista educativo è provocato a porsi in una posizione che non può essere anacronisticamente centrata sulla negazione (anti-digitale) bensì consapevole della risorsa e con capacità critica (in questo senso post-digitale).

 

Un educatore riflessivo [oltre il] 2.0 che rincorre l’adolescente-Narciso nel tempo delle trasformazioni mentre fa switch tra le cornici di on-line e on-life in cerca della sua vera trasformazione.

In grado di comprendere il mondo, le città globali, di cogliere che la nascita della società in rete, grazie all’avvento dei nuovi media, non è solo un fenomeno da cambiamento epocale registrabile in letteratura, ma rappresenta il vero terremoto della post-modernità inaugurando la nuova logica dei flussi.

Dei flussi e non più dei territori.

Un educatore-bricoleur che non si ferma al livello introiettivo della trasmissione del valore o dell’etica, ma che entra nel bricoleur high-tech della tecnologia, aprendosi un passaggio da dentro non solo con empatia educativa, ma con l’approccio emico tipico dell’etnologo.

E quindi un educatore-ricercatore.

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