Tik Tok lascia Hong Kong: cosa sta succedendo?

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Negli ultimi giorni Hong Kong è stata sfondo di manifestazioni che hanno dato luogo a delle decisioni da parte del governo cinese. Prima fra tutte l’approvazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale, che ci fa porre molti interrogativi su quanto resti della libertà d’espressione nella regione cinese.
I manifestanti si sono trovati costretti a protestare senza slogan o sfruttando solamente dei cartelli bianchi.
Alcuni dei più famosi colossi di Internet, come Facebook, Twitter e Google, hanno risposto bloccando momentaneamente l’accesso ai dati dei Social Network da parte delle autorità. Questa mossa ci fa capire l’importanza del ruolo di questi mezzi nella nostra società e quanto possano assumere una funzione politica

Tik Tok lascia Hong Kong: ecco perché

La risposta non è tardata ad arrivare anche da parte di Tik Tok, la famosa applicazione creata dall’azienda cinese ByteDance, di cui vi avevamo già parlato.
Se gli altri Social Network si sono limitati a bloccare la diffusione dei dati, la risposta di Tik Tok è stata decisamente più drastica. ByteDance ha, infatti, deciso di rimuovere completamente l’applicazione dagli store ad Hong Kong e di interromperne l’utilizzo anche da parte di coloro che l’avessero già scaricata.
Una mossa particolare quella dell’azienda cinese, che negli ultimi giorni era stata già accusata di appropriamento dei dati dei propri utenti.

Tutela degli utenti o dei propri interessi?

Se la mossa delle applicazioni statunitensi è assolutamente chiara e in difesa della libertà di espressione dei manifestanti, quella di Tik Tok è decisamente più complessa.
La piattaforma dell’azienda ByteDance si è rivelata, infatti, un potentissimo mezzo per la libertà d’espressione in Cina: un caso da ricordare è quello della ragazza che tramite un video di make-up è riuscita a denunciare i maltrattamenti nei confronti dei musulmani nello stato cinese.

Penso sia naturale, quindi, chiedersi se il blocco totale dell’applicazione non possa causare un’ulteriore limitazione della libertà d’espressione.
Non sappiamo se la scelta di ByteDance segua semplicemente la scia dei colleghi statunitensi o stia cercando di tutelare i propri interessi evitando uno scontro con il governo cinese.
Quello che è certo è che questa situazione ci permette di comprendere quanto questi mezzi non siano destinati solo al puro intrattenimento, ma possano assumere un’importanza sociale e politica mondiale, diventando un’arma a doppio taglio: da una parte in difesa dei diritti umani e dall’altra, se non considerati, fare gli interessi delle grandi aziende e dei governi.

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Daniele Aitis

Studio e lavoro nell'ambito della comunicazione. Creo contenuti testuali e visivi, prestando un'attenzione particolare nei confronti del mondo digitale e dell'informazione online. Mi interesso di musica, arte e spettacolo.

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