Il Glossario di Educazione Digitale e della Rete: Cos’è il Cyberbullismo?

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Cos’è il Cyberbullismo? Una delle voci che sicuramente non può mancare sul nostro Glossario di Educazione Digitale e della Rete è sicuramente quella relativa al Cyberbullismo.
In passato ne abbiamo già parlato, sottolineando il fatto che esistono diverse tipologie di questa pratica. Ma come si è evoluto il cyberbullismo? Qual è la posizione della legge italiana in merito?

Cos’è il Cyberbullismo?

” Il cyberbullismo è un atto aggressivo, prevaricante o molesto compiuto tramite strumenti telematici (sms, e-mail, siti web, chat, ecc.). Il concetto base nasce nell’ambiente offline e dal termine bullying, da bullismo che indica un atto di prepotenza tra pari in un contesto di gruppo e  che può avvenire in forma diretta con violenza fisica o verbale, oppure indiretta attraverso calunnie, atti di esclusione, umiliazione, azioni che mirano alla pressione psicologica di persone sensibili e deboli per isolarle dal gruppo. Nel momento in cui queste azioni si trasferiscono online diventano cyber – bullismo. Questo salto dall’ambiente offline a quello online ha di fatto amplificato il problema perché il bullo può oggi celarsi sotto false identità, la sua pressione psicologica verso la vittima può essere protratta 24h su 24h anche quando la stessa è tra le mura domestiche, nelle quali ovviamente non si sentirà più sicura, ma sempre in stato d’ansia e minaccia. ”  – tratto dal mio libro ‘Social Education’- 

Le forme i Cyberbullismo sono purtroppo molte: non mi riferisco soltanto a insulti e minacce (che comunque rientrano in questa categoria), ma anche a manipolazioni, diffamazione e appropriazione dell’identità di una vittima. Infine, tra queste pratiche contiamo anche l‘esclusione di un individuo da un gruppo online, esattamente come avviene tramite atti di bullismo “dal vivo”. Per intenderci: un’azione di cyberbullismo è anche quella di aprire un gruppo WhatsApp e escludere volutamente qualcuno!

Cyberbulli e lockdown: non solo ragazzi, ma anche ‘adulti’

Il Cyberbullismo non è diffuso solo tra gli adolescenti, anzi! Quante volte quotidianamente assistiamo a discussioni (fosse solo nel gruppo Whatsapp della scuola) tra coloro che teoricamente dovrebbero avere un comportamento ‘adulto’?
Il periodo difficile del lockdown inoltre, obbligandoci a ‘relazioni digitali’, ha evidenziato tantissimi comportamenti violenti. Dalla nascita i gruppi chiusi (su Telegram soprattutto) che inneggiavano alla violenza, a pagine Facebook o profili Instagram sui quali venivano bullizzate persone anche con disabilità. Anche i ragazzi purtroppo hanno riversato in alcuni casi il proprio disagio raccontando quello che stavano vivendo online arrivando anche a cyberbullizzare docenti che si stavano impegnando (a volte in modo rocambolesco lo ammeetto) nelle lezioni online alle quali magari non erano tutti preparati. Tik Tok ad esempio è diventato davvero un luogo principe per questa tipologia di condivisioni.
Purtroppo, l’odio si diffonde molto facilmente online: a volte è voluto diciamolo chiaramente, ma spesso le persone non si rendono conto delle conseguenze di quello che stanno attuano perché si sentono “al sicuro” dietro a uno schermo.

Cyberbullismo: cosa dice la legge del 2017?

Dal 18 giugno 2017 è entrata in vigore finalmente la legge n.71 del 2017 a tutela contro il Cyberbullismo.


La presente legge si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di eta’ nell’ambito delle istituzioni scolastiche.

La legge, consultabile dal sito della gazzetta ufficiale, vuole tutelare i minori da tutti i tipi di azioni intimidatorie online. Nel caso in cui si verifichi un atto di cyberbullismo, le vittime possono inoltrare ai gestori dei siti internet coinvolti delle istanze al fine di far rimuovere o oscurare i contenuti incriminati.
I titolari sono tenuti a provvedere entro 24 ore, nel caso in cui questo non avvenga gli interessati possono rivolgersi una garante per la protezione dei dati personali, che provvederà entro 48 ore.
La legge prevede, inoltre, una serie di provvedimenti all’interno delle scuola: il personale scolastico è tenuto ad avere una formazione relativa al tema e ogni istituto è tenuto a istituire un referente al fine di prevenire atti di cyberbullismo. Sono previsti provvedimenti nei confronti dei minori autori di queste azioni, dalla convocazione dei genitori a progetti di rieducazione.

“Dal punto di vista legale quindi va evidenziato che se l’autore di queste azioni è un minore tra 14 e i 18 anni (dopo i 14 anni la responsabilità è anche penale), le norme di riferimento rimangono attualmente quelle del processo penale minorile (ex Decreto del PdR n. 448/1988); se invece l’autore non ha ancora compiuto 14 anni, non essendo imputabile (Art. 97c.p.), dovranno essere applicate misure rieducative così come prevede anche la nuova Legge 71.

La questione del cyberbullismo è quindi davvero un tema serio perché ha conseguenze non solo sui ragazzi, ma coinvolge anche gli adulti che hanno responsabilità verso di loro ovvero genitori e insegnanti. I genitori infatti hanno il dovere di educare e di vigilare sui propri figli (concetto che è alla base della responsabilità civile degli stessi per atti illeciti commessi da figlio minorenne capace di intendere e volere). Nemmeno l’affidamento dei minori agli insegnanti esclude la loro responsabilità per l’illecito commesso dai figli. L’Art. 2048 comma 1 c.c. recita: “il padre e la madre o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipate o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi”. L’affidamento a terzi li solleva solo dalla presunta ‘culpa vigilando’. Gli insegnanti quindi hanno il dovere di vigilare ed educare i ragazzi: in caso di colpa sono direttamente loro i responsabili, ma è la scuola a risarcire i danni (che poi potrà avvalersi sull’insegnante).

L’atto di cyberbullismo innesca di fatto dinamiche che assomigliano a una vera e propria ragnatela: un’azione è concatenata con un’altra, ogni atto ha una conseguenza e una responsabilità che non ricade solo su chi compie l’illecito.  Se si comprendesse questo prima di agire forse i danni si riuscirebbero a limitare.” – tratto dal mio libro ‘Social Education’- 

Cyberbullismo: le conseguenze civili e panali lo conosci davvero?

“Facendo una veloce carrellata sulle leggi che regolamentano le conseguenze di azioni di cyberbullismo avremo innanzitutto reati di responsabilità penale (dai 14 anni in su).
Le violazioni con riferimento al bullismo sono:

  • percosse Art. 581c.p.
  • lesione personale Art. 582c.p.
  • ingiuria Art. 594 c.p.
  • diffamazione Art. 595 c.p.
  • violenza private Art. 610 c.p.
  • minaccia Art. 612 c.p.
  • danneggiamento Art. 635 c.p.

Sul fronte delle violazioni civili il riferimento è per coloro che subiscono un danno ingiusto (a persona o a cose) e che quindi può chiedere di essere risarcito (Art.  2043 c.c.).
Esistono diversi tipi di danno:

  • danno morale: riferito allo stato d’animo e al turbamento generale (ansia, tristezza, angoscia) provocato
  • danno biologico: riferito alla salute fisica e psichica
  • danno esistenziale: riferito alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita futura anche rispetto alle proprie relazioni, alla riservatezza, alla reputazione, all’immagine.

Le violazioni amministrative si riferiscono invece all’Art. 5 d. lgs. 196/2003 del Codice sulla privacy

– tratto al mio libro ‘Social Education’- 

Come difendersi dal Cyberbullismo

Non è facile difendersi dal Cyberbullismo, in quanto si tratta di azioni che avvengono online, talvolta anche da parte di persone che si nascondono dietro account anonimi, ma non è nemmeno impossibile! Esistono una serie di accorgimenti che dobbiamo imparare e che ognuno potrebbe insegnare ai propri figli, al fine di tutelarli. In sintesi sono:

  • bloccare e segnalare gli utenti sia alle piattaforme social che alle autorità competenti (Polizia postale).
  • proteggere i propri account con password efficaci
  • fare attenzione ai contenuti che postiamo sui nostri profili online (anche in chat ‘private’)
  • evitare contatti con utenti che non conosciamo (o comunque relazionarci con molta prudenza). Ricordiamo infatti che esistono anche molte truffe che si innescano online come ad esempio le romantic scam.

Ricorda inoltre di fare sempre e subito screenshot relativi agli atti di Cyberbullismo subiti, in quanto serviranno come prove e renderanno più possibile il lavoro da parte delle autorità.

Infine, non dobbiamo mai dimenticarci della nostra responsabilità civica: può rivelarsi utile comportarsi da utenti attivi online, riconoscendo atti di Cyberbullismo sui Social Network aiutando le vittime a segnalare i profili dei bulli.

Hai mai subito atti di cyberbullismo? Come ti sei comportat*? Ti va di raccontarmelo? Scrivimi qui o sui miei profili social: il tuo racconto potrà essere utile a tanti altri!

p.s. IL MIO LIBRO ‘SOCIAL EDUCATION’ lo puoi acquistare QUI SU AMAZON!

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Rosa Giuffrè

Consulente per la comunicazione digitale. Docente, autrice di libri sulla Media e Social Education. Creo strategie e corsi personalizzati per aziende, enti di formazione, scuole, agenzie e professionisti in tutta Italia. Ti aiuto a capire il web e i social per abitarli bene, senza rischi e con successo perché 'il futuro è semplice... è la gente che è troppo complicata!'

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