Tik Tok: divertimento o pericolo?

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Tik Tok (ex Musical.ly) con oltre 500 milioni di utenti attivi e oltre un miliardo di download è, ad oggi, l’applicazione più scaricata al mondo dagli adolescenti e (attenzione) soprattutto dai bambini. La startup sviluppata in Cina, in pochissimo tempo è diventata l’applicazione più importante al mondo con un valore di oltre 75 miliardi di dollari (fonte theconversation.com)

Cos’è Tik Tok e come funziona

Il concetto base di Tik Tok è molto semplice: è una piattaforma di video-sharing, ovvero di condivisione di video. Permette concretamente di registrare video molto brevi che durano dai 15 ai 60 secondi e creare quindi filmati in cui i protagonisti cantano in playback e ballano canzoni popolari tra i ragazzi. L’effetto finale è particolare e divertente perché la registrazione è fatta a rallentatore, il video poi è pubblicato a velocità normale: i movimenti appaiono quindi velocizzati, ma la bocca si muove a velocità standard (sembra difficile, ma non lo è: guarda questo esempio che ti inserisco e ti sarà molto più chiaro 😉 ).

Tik Tok e la potenza degli influencer

In effetti la potenza di Tik Tok ad oggi è talmente elevata che alcuni artisti sono diventati famosi proprio grazie all’uso dei loro brani su questa piattaforma. Un esempio recente italiano è Yoshi, del collettivo Machete, primo anche su Spotify. Alcune di queste canzoni infatti si trovano già in classifica, altre cercano popolarità grazie proprio a Tik Tok. Lo conferma Luciano Spinelli, 19 anni e 7 milioni di follower, in un articolo apparso recentemente sul Corriere (Considera che la ‘tiktoker’ più influente -vengono chiamati così i ragazzi e le ragazze che fanno video su Tik Tok- è Loren Gray, 17 anni, e ha ben 33 milioni di follower). Questo accade perché la piattaforma stessa incoraggia l’effetto ripetizione perché si può affiancare il proprio video a quello di un altro utente per fare una sorta di Challenge o di duetto. Se il brano è usato da un influencer quindi, sarà molto probabile che i suoi follower imiteranno e useranno lo stesso motivo. Non stupisce quindi sapere che esistono già agenzie che pagano influencer per favorire la popolarità di canzoni e artisti emergenti.

Tik Tok è un social per bambini o no?

Prima di dare giudizi, cerchiamo di riflettere insieme e di comprendere innanzitutto di cosa stiamo davvero parlando. Tik Tok è di fatto divertente (l’ho provato, quindi ve lo garantisco!): puoi creare un profilo privato o pubblico (accettare o meno quindi i follower che desiderano vedere il tuo profilo e i tuoi contenuti), presenta le dinamiche standard di un social network (ti seguo, mi segui), permette di interagire e di condividere i video realizzati anche su altre piattaforme perché è possibile procedere con il download dei contenuti realizzati. La domanda quindi ora è molto semplice: Tik Tok è un social adatto ai bambini? (Perché fino ragazzi di 8 anni sono bambini, giusto?)

Io partirei da un’altra domanda: perché i bambini (stiamo parlando di profili di bambini che hanno anche 7 o 8 anni!) sentono l’esigenza di mettersi in mostra in questo modo? C’è la presenza dei genitori che li accompagnano spiegando loro possibili pericoli? Come scritto sopra, Tik Tok è una piattaforma che presenta le medesime dinamiche di tutti i social, like e commenti compresi. Ed è per questo che i tiktokers, spesso, curano il montaggio dei video in modo maniacale, usano filtri, effetti speciali per eliminare “difetti” e realizzare un video che possa ricevere ovviamente più like e commenti. Ma da chi arrivano questi like e questi commenti?

Certo, così come detto prima il profilo può essere privato o pubblico: ma in nome dell’aumento del numero di follower o di like, siamo così sicuri che un bambino sia in grado di discernere chi accettare o meno sul suo profilo? Non amo gli allarmismi intendiamoci, ma cerchiamo di applicare insieme il buon senso. Così come ripeto spesso anche nei miei corsi quando parlo di questo tema, credo che non ci sia bisogno della ‘Rosa di turno’ che vi fa un corso di educazione digitale per immaginare che se sono un adulto con scopi poco chiari (mettiamola così…) e so che esiste un’applicazione abitata al 99% da adolescenti e bambini/e, aprirò lì il mio profilo fake in cui mi faccio passare per un adolescente coetaneo… giusto?

Non è Tik Tok ‘pericoloso’, ma l’assenza di educatori adulti nell’ambiente social ad esserlo

Capisci quindi che il vero tema non è la pericolosità di Tik Tok, così come il tema non è ‘la Rete pericolosa’ o ‘i social pericolosi’, perché anche questo sarebbe un grave errore (errore che vedo spesso fare e che porta solo a demonizzare uno strumento e a scelte errate drastiche come i totali divieti di utilizzo…). Il vero tema è: tu genitore, tu educatore, dove sei? Accompagni tuo figlio anche in questo mondo? La risposta comune, purtroppo è: NO. No perché questa generazione è la prima in cui genitori hanno carenze tecnologiche (che non corrispondono a carenze educative!), ma che di conseguenza vi fanno rinunciare totalmente dall’abitare questi spazi in modo sano portando valori. In concreto: è più facile dire ‘spegni quel coso’ o ‘non usare quell’app’ piuttosto che interessarci di cosa succede, come funzionano queste piattaforme. E… già che ci siamo: credi davvero che se vieti a tuo figlio/a di installare un’app lui/lei non trovi il modo di usarla comunque?

Cosa succede quindi su Tik Tok? Su cosa è corretto soffermarci per una riflessione di senso?

Innanzitutto molti bambini trascorrono pomeriggi interi a creare video, pubblicarli, visionarli (passando tra Tik Tok, Youtube e chat di gruppo su WhatsApp…), pensano costantemente a cosa pubblicare e come realizzare il prossimo video. La curva dell’attenzione alle attività nell’offline, come compiti o semplicemente il mettersi a giocare con qualcuno senza nessun dispositivo tecnologico, diminuisce drasticamente e dove c’è disequilibrio tra online e offline c’è certamente un problema.

Il meccanismo dei like (tema generalizzato a tutti i social) crea un’associazione distorta tra la propria autostima al numero di consensi ricevuti: meno ne ricevo meno (io) piaccio. Più mi atteggio in un ‘certo’ modo e più –guarda caso- ne ricevo… Anche su Instagram sono ormai celebri le foto con ‘lato B’ in bella evidenza alle quali magari si associano profonde citazioni prese da chissà quale autore (sempre se sono citazioni reali!). Io stessa, mi permetto di dire, che vedo troppi video, chiaramente non filtrati da genitori, su profili pubblici, in cui i ragazzi e le ragazze si atteggiano da adulti: il fine di attirare è chiaro e credo che spesso ci sia molta ingenuità da parte loro, ma torniamo alla riflessione precedente, chi vedrà questi video? Oltretutto ricordiamo sempre che esistono screenshot e un contenuto quando è online è in Rete!

La piaga dei baby influencer (supportati ovviamente da mamma e papà) permette di entrare in un meccanismo distorto tra ‘vetrinizzazione’ di sé e ricerca di popolarità estrema che ti spinge a pensare che, con poca fatica e divertendoti, puoi essere ricco e famoso. La conseguenza è trovare in rete una marea di video di minori che letteralmente ‘scimmiottano’ pseudo-influencer tra balletti e improbabili tutorial.

Meno Adultescenti + adulti presenti!

Che sia quindi Tik Tok o la prossima moda del momento, quello che serve oggi con estrema urgenza è che gli adulti, i genitori si sveglino e la smettano di applicare solo divieti e imposizioni rigide o al contrario lascino passare ogni comportamento perché ‘tanto ormai cosa potrei fare’? Lo smartphone non può diventare una proiezione finta della loro identità, la vita social e la proiezione che loro vivono di sé in quell’ambiente non può essere totalmente differente da quello che loro sono realmente e questo, attenzione, succede anche per gli adulti che ormai si comportano da adolescenti! Se vivo in funzione dell’apparire (filtrando e modificando oltretutto le mie foto), se attendo solo il like e il giudizio positivo, appena mi capiterà nella vita online o offline di avere un contrasto con qualcuno, di non piacere a qualcuno, di ricevere una critica: come mi comporterò?

Concludendo questa riflessione direi che il primo passo da fare è cominciare ad informarti e formarti prima di lanciare giudizi frutto dei vari ‘ho sentito dire che’. Hai mai fatto un Tik Tok con tuo/a figlio/a? Io inizierei da lì e poi continuerei col verificare se ha o meno un profilo privato parlando chiaramente dei pericoli che potrebbe incontrare mentre, al contrario, mi farei raccontare da lui/lei come si usa chiedendo di farmi vedere qualche video divertente.
Sapere di poter contare sui nostri genitori, sentire che sono interessati realmente a noi (grazie all’interesse che dimostrato alle attività che noi stessi faccciamo) senza percepire da loro pre-giudizi, non è forse quello che anche noi desideravamo alla loro età?

“Ama ciò che amano i giovani a fine che essi amino ciò che amate voi”.
-San Giovanni Bosco-

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Rosa Giuffrè

Consulente per la comunicazione digitale, formatrice e blogger. Docente e autrice di libri sull'educazione digitale, Social Education e Cultura digitale. Collaboro con aziende, enti di formazione, scuole, agenzie e professionisti in tutta Italia: li affianco e li aiuto ad abitare il web e i social network in modo sicuro, efficace e con successo perché 'il futuro è semplice... è la gente che è troppo complicata!'

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